Un’eredità da proteggere
L’Italia è conosciuta e rinomata per coste rocciose, per i graniti, gli scisti, le falesie calcaree; tuttavia circa il 50% delle sue coste è sabbiosa. Vi sono tante dune basse, cordoni di sabbia o ciottoli e qualche duna più alta. Per la formazione delle dune sono necessari tre elementi: la sabbia, il vento e un ostacolo.
IL PERCORSO DEI SEDIMENTI
La maggior parte dei sedimenti che alimentano le spiagge proviene dall’ambito
terrestre. Tramite l’acqua di pioggia, ruscelli e fiumi, i granelli di
roccia viaggiano sino al mare. Queste sabbie di graniti o di scisti vengono
poi sparse sui litorali, nei fondali marini dalle correnti e dalle mareggiate.
Ma le rive cambiano con le stagioni e col tempo. Durante le mareggiate invernali,
le alte onde prelevano sabbia, e la spiaggia raggiunge il suo equilibrio nella
bella stagione, quando i sedimenti ritrovano il loro posto.
Le dune attuali sono un’eredità del passato: si sono formate tra
l’era quaternaria e l’inizio del nostro millennio. All’epoca
le condizioni erano più favorevoli alla produzione di sedimenti, grazie
a un clima più freddo, alla presenza di numerosi ghiacciai che esercitavano
una potente azione abrasiva sui massicci rocciosi, e alla disgregazione meccanica
delle rocce sotto l’effetto del gelo intenso, anche alle basse latitudini.
Oggi la situazione è cambiata radicalmente. La produzione di sedimenti è diminuita
in modo considerevole e le piccole quantità prodotte hanno molta difficoltà ad
arrivare sino al mare, bloccate dai corsi d’acqua, ed intrappolati dalle
vecchie fosse di estrazione di sabbia. L’allineamento delle dune perpendicolari
al litorale, a forma di spina di pesce, i porti e la costruzione di canali
che collegano gli stagni al mare, bloccano la redistribuzione dei sedimenti
da parte delle correnti e aumentano localmente l’erosione costiera. Le
dune vivono quindi sul terreno che hanno conquistato, ma anche questo è messo
in discussione da un lento aumento del livello del mare provocato su scala
planetaria dalle attività umane, ed aggravate dall’aumento dell’intensità e
della frequenza delle bufere. L’arretramento dei litorali sabbiosi è un
fenomeno generale che interessa tutto il mondo e nessuna spiaggia fa eccezione.
IL VENTO, LE PIANTE EDIFICATRICI E LA BIODIVERSITA’ DEL MONDO VIVENTE
Le dune sono dei cumuli di sabbia formate dai venti. Venuti da lontano, essi
sollevano la sabbia e la spostano sino a dove incontrano un ostacolo ( vegetale,
roccia, fabbricati, ecc… ). Trattenuta dalle piante, la sabbia forma
dei cumuli che si riuniscono per formare una duna, più o meno parallela
alla riva. Di fronte al mare, sulle dune costiere, due piante giocano un ruolo
fondamentale per la creazione delle dune: la gramigna delle spiagge e l’ammofila
ARENARIA; entrambe hanno bisogno di essere ricoperte di sabbia per svilupparsi
perché rizomatose. Più indietro, sulla duna fissa, si incontrano
altre piante dette stabilizzatrici, poi macchie di ginepri e di arbusti.
La conservazione – o il restauro – della vegetazione dunaria è quindi
di fondamentale importanza per la preservazione e consolidamento di questa
eredità. Elementi importanti dei paesaggi dei litorali, le dune non
proteggono sole le rive, ma costituiscono uno schermo che preserva dagli spruzzi
la vegetazione e le colture delle terre coltivate dell’interno. La circolazione
dei veicoli, il calpestio umano, le costruzioni, gli incendi, sono altrettanti
fattori che concorrono alla loro degradazione ed alla loro eliminazione.
Le dune riuniscono delle condizioni di vita molto particolari ed estreme (
substrato sabbioso, aridità superficiale, venti e spruzzi, continua
erosione dei granelli di sabbia…. ) le piante e gli animali che le popolano
si sono adattati a queste condizioni. Sulle dune mediterranee si incontrano
sia piante diffuse in altre regioni del Mediterraneo o dell’Atlantico,
( l’ammofila, il cardo eringio, il giglio di mare, ecc….. ), sia
specie endemiche rare o in pericolo di estinzione, come l’armeria fasciculata
o la buglossa sarda. Il ginepro rosso, albero delle dune in regressione su
tutte le coste mediterranee, è presente ancora sottoforma di rimboschimento.
Insetti come i formicaleoni, la cui larva scava una trappola ad imbuto nella
sabbia, o i coleotteri sono assoggettati alle dune. La lucertola campestre,
il rospo smeraldino e la calandrella sono frequenti.
LA PROTEZIONE IL RESTAURO ED IL CONSOLIDAMENTO
Tutti i siti dunari oggi sono protetti dal Ministero dell’ambiente,
che interviene in associazione con i comuni, regioni e province. La protezione
non si limita all’acquisizione, ma si accompagna alla messa in opera
di nuovi usi più rispettosi della natura delle aree dunali e con la
conservazione e la vigilanza si mette fine ai pericoli principali, attraverso
il controllo della circolazione dei veicoli, del campeggio selvaggio e del
calpestio delle persone. Nei casi di spazi molto degradati, queste misure non
sono tuttavia sufficienti a conservare le dune. In Italia le dune sono generalmente
di dimensioni modeste, e dispongono di una minore quantità di sabbia
rispetto a quelle atlantiche e del nord Africa, di conseguenza l’impianto
di ammofila, metodo largamente utilizzato altrove, si rivela poco adatto. Si è dovuto
quindi cercare, sperimentare e inventare in vista del raggiungimento di diversi
obiettivi: il restauro delle dune tramite la messa a dimora di una vegetazione
autoctona, la sperimentazione e la padronanza delle tecniche di riproduzione
e di impianto, in particolare l’utilizzazione di piante autoctone dunali
per il rimboschimento; il ripristino della biodiversità e l’eliminazione
delle piante opportuniste e invasive. In tale direzione le esperienze FRANCESI
e SPAGNOLE ci insegnano queste tecniche.
Qui le dune sono state ripulite e successivamente sottratte al calpestio attraverso
delle recinzioni in listelli di castagno. Queste palizzate servono anche a
frenare le particelle di sabbia trasportate dal vento, che accumulandosi ricostituiscono
un primo cuscinetto sabbioso sul fronte della duna.
Parallelamente, sono state sperimentate una ventina di piante da duna: attraverso
la raccolta di semi, semina sul posto o in semenzaio, riproduzione di alcune
essenze fondamentali attraverso il recupero di stoloni e rizomi come nel caso
della gramigna e dell’ammofila e di bulbi nel caso del giglio delle sabbie
che una volta riprodotti in vivaio, vengono stati messi a dimora nelle aree
dunali cono ottimi risultati; per fare ciò e quindi necessaria una forte
e specifica preparazione vivaistica.
Dopo le prime esitazioni e gli scoraggiamenti delle prime esperienze – l’ecologia è lontana
dall’essere una scienza esatta e il mare resta il più forte – oggi
i risultati sono arrivati e sono ben visibili sulle dune oggetto di stabilizzazione.
Sono state acquisite delle abilità e delle conoscenze originali, che
sono già state usate su diversi siti e potranno essere diffuse in tutte
le altre regioni del bacino occidentale del Mediterraneo.
ESSENZE DA DIFENDERE NELLE AREE DUNALI E DA UTILIZZARE PER LA CONSERVAZIONE
La Eco Green Service realizza tali interventi con esperienza e professionalità, oltre ad essere in grado di produrre quelle specie autoctone indicate e consigliate per tali operazioni. Siamo altresì in grado di fornire consulenza nella fase di progettazione a vantaggio degli Enti pubblici impegnati in tali interventi di recupero e rivegetazione dunale.